Cina e modernità

cina-e-modernitaFinito di stamapre nel giugno 2016, Cina e Modernità, edito da Carocci, è un testo importante. Non solo lo è sicuramente nel campo universitario o per specialisti del settore, ma dovrebbe esserlo anche per il grande pubblico, abituato e stanco di notizie a taglio unico sui soliti temi.

Non è il primo volume voluto e curato dai docenti dell’UNIMI: Alessandra Lavagnino e Bettina Mottura erano fra le autrici di un primo volume, Cultura Cinese. Segno, scrittura e civiltà,  parte di una serie che mira a far conoscere aspetti diversi e importanti della Cina, ad offrire una adeguata lettura della complessità della Cina d’oggi, basandosi anche su fonti in lingua cinese. Tali fonti, riportate in calce ad ogni capitolo, dialogano con  ulteriori indicazioni bibliografiche, ad indicare che il percorso di conoscenza della Cina non si esaurisce con la lettura di un solo testo; se mai, così comincia. Questo dialogo con altri autori, italiani e stranieri, offre non solo l’opportunità di approfondimenti diversificati, ma dà anche un’indicazione di metodo circa la conduzione di uno studio serio della Cina.

Il libro si organizza per tematiche, tra le quali spiccano per la loro fondamentale importanza “identità” e “nazionalismo“. Ma il filo conduttore è, e rimane, la rappresentazione che la Cina vuole fare di se stessa, soprattutto attraverso i documenti scritti. Su questa strada ci si era incamminati con Cultura Cinese. Segno, scrittura e civiltà, e su questa si continua con Cina e modernità, dando al 文 wén, il testo scritto, il posto che gli spetta.

Il libro ha molti meriti, primo fra tutti, contribuire ad arricchire la stampa specialistica sulla Cina moderna e contemporanea. É sicuramente uno strumento prezioso per l’aggiornamento degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Ma l’auspicio è che abbia una diffusione a 360°, non solo tra coloro che studiano la lingua e la cultura cinese; ma soprattutto tra coloro che ne scrivono senza adeguate competenze, tra coloro che la conoscono appena o, addirittura,  tra i “non pochi” che la confondono ancora con il Giappone.

Claudia Ambrosini