PORTARE TEATRO CINESE IN ITALIA – UN ESPERIMENTO

di Sergio Basso

Arriva per la prima volta in Italia Guo Shixing, tra i più grandi drammaturghi cinesi, protagonista di un successo clamoroso al botteghino negli anni Novanta con la sua trilogia Yuren, Qiren, Niaoren, sugli hobby preferiti dai pechinesi – gli scacchi, la pesca e l’allevamento degli uccellini al parco. Tre pretesti per un’analisi al vetriolo della società cinese tutta. Tre commedie con un meccanismo a tagliola, si inizia ridendo e si finisce puntualmente a riflettere sul nostro destino.

La prima europea del testo sarà una sua opera, “Cessi pubblici, andrà in scena in prima europea assoluta a tra pochi giorni, da martedì 21 febbraio a domenica 28 febbraio al Teatro Filodrammatici di Milano, ore 21.

Entrai nel mondo teatrale di Guo Shixing nella primavera del 2003.

Mi trovavo a Pechino da mesi, quando scoppiò la SARS, la polmonite atipica. Decisi di rimanere in città. Fu un periodo folle, stralunato, sospeso. La metropoli era deserta, soprattutto era stata letteralmente abbandonata dai laowai, gli espatriati stranieri che per studio o lavoro risiedono in Cina. L’atmosfera era rarefatta, c’era un silenzio straordinario, un traffico ridotto a zero. Sembrava un film di fantascienza.

Un pomeriggio decisi di andare a conoscere LinZhaohua. Per capirci, più o meno lo Strehler cinese. Non mi ricordo nemmeno se avessi chiesto un appuntamento al telefono. Semplicemente, uscii dall’Università Normale di Pechino, dove studiavo, e presi un autobus. Abitavo dalla parte opposta della città, tagliai in autobus Fuxingmendajie e dopo un’ora buona raggiunsi lo Shoudujuchang, il Teatro della Capitale. Quando arrivai faceva già buio. Il custode all’entrata mi porse un termometro per provare la temperatura: era uno dei controlli di massima per arginare l’epidemia. Dopodiché la guardia mi fece salire al terzo piano, dove Lin aveva lo studiolo. Lui c’era, mi aprì la porta con naturalezza e mi fece sedere. Parlammo di diverse cose. Mi parlò anche di Guo.