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Tre inutili biglietti da Hong Kong a Tienanmen

Sono passati quasi due mesi da quando decine di migliaia di studenti di Hong Kong hanno occupato le strade della città per reclamare elezioni libere nel 2017. In queste sette settimane ci sono stati pochi incidenti, un centinaio di feriti, alcuni fermi. La Cina è stata a guardare. Si è detto che non ci sarebbe stata repressione immediata perché a Pechino aspettavano i capi di governo dei Paesi Asia-Pacifico, non si poteva rovinare il palcoscenico di grandezza. Ora il vertice è finito, Obama è partito. In strada a Hong Kong restano poche centinaia di tende dei ragazzi.

Ma l’altro giorno, proprio parlando di fronte a Obama, il presidente Xi Jinping ha detto che la situazione a Hong Kong sono «illegale» e «sono affari interni cinesi, gli stranieri non devono interferire, legge e ordine vanno ristabiliti». Suona come una sentenza. Molti segnali indicano che lunedì o martedì potrebbe partire l’ordine per la polizia. Anche con la Tienanmen nel 1989 era andata così: aspettarono che se ne fosse andato Gorbaciov, arrivato per una visita storica, dichiararono la legge marziale e agirono.
Il movimento democratico si è logorato in tanti giorni in strada, ci sono divisioni al suo interno. Il governo di Hong Kong non ha aperto un dialogo: dalle parole di Xi si capisce che non c’è volontà di fare concessioni. Una parte della popolazione di Hong Kong, anche la comunità del business, è esasperata dalla protesta. La libera magistratura della city ha ordinato lo sgombero. L’ipotesi più pacifica è l’arresto dei leader di «Occupy Central», la peggiore che si muovano le triadi di Hong Kong, ben connesse con la politica cinese, attaccando gli studenti e che la polizia sia «costretta» a intervenire con la forza e le armi.
Tre leader studenteschi  avevano annunciato l’intenzione di venire a Pechino per parlare con il premier Li Keqiang. Avevano prenotato i biglietti per il volo delle cinque del pomeriggio di sabato. Volevano andare al Palazzo del Popolo in piazza Tienanmen. All’aeroporto di Hong Kong sono stati respinti: documenti di viaggio revocati.
A Pechino non hanno interesse al dialogo. Citiamo un paio di capoversi dall’editoriale pubblicato sabato 15 novembre dal  ”Global Times”, giornale del partito comunista: «Gli attivisti vogliono creare un’atmosfera di martirio… all’inizio il movimento di Hong Kong è sembrato un pallone così gonfio da poter volare alto, ma quando Occupy Central scoppierà, si ridurrà a un brandello di plastica sul terreno e nessuno si interesserà di raccoglierne i pezzi».
La Cina diventata seconda potenza economica del mondo avrà il coraggio di non ripetere la storia di Tienanmen?

(una versione di questa nota è stata pubblicata nella sezione commenti del Corriere sabato 15 novembre)

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TUTTA LA CITTÀ NE PARLA 3/10/2014 HONG KONG

Occupy central. L’intervento del cardinale Joseph Zen, già vescovo di Hong Kong, tra i leader della protesta.

Link alla radio

Da: Internazionale

Bernard Guetta Il dilemma di Pechino

Per i leader cinesi la scelta non è facile. Davanti all’immenso movimento di contestazione pacifica che ha invaso le strade di Hong Kong e alla potente aspirazione democratica espressa dalla regione (che il Regno Unito ha restituito appena 17 anni fa e che può contare su istituzioni e leggi proprie), il Partito comunista non ha una soluzione che possa favorire i suoi interessi. Continue reading Il dilemma di Pechino

Le autorità di Hong Kong chiedono la fine delle proteste

Da Internazionale:

Un manifestante per la democrazia a Hong Kong, il 30 settembre 2014. (Philippe Lopez, Afp)
Un manifestante per la democrazia a Hong Kong, il 30 settembre 2014. (Philippe Lopez, Afp)

Il chief executive di Hong Kong, il capo dell’amministrazione della città, Chun-ying Leung, ha chiesto la “fine immediata” delle manifestazioni in corso nell’ex colonia britannica. Chun-ying Leung ha detto che la città è bloccata e che “alcuni servizi essenziali” sono stati interrotti a causa delle manifestazioni e dei cortei. Continue reading Le autorità di Hong Kong chiedono la fine delle proteste